Nei paesi dell'interno calabrese il Natale non comincia il 25 dicembre e nemmeno la sera della vigilia. Comincia prima, con l'odore dell'olio caldo nelle cucine, con le zampogne che passano di casa in casa, con la legna accatastata davanti alle chiese in attesa della notte della vigilia. Sono tradizioni antiche, che cambiano nome e forma da un paese all'altro ma conservano lo stesso spirito: stare insieme, al caldo, attorno a un fuoco o a una tavola. Ecco quelle che vale la pena conoscere se passate le feste tra le montagne della Calabria centrale.
L'Immacolata, il giorno in cui si comincia a friggere
In molte famiglie calabresi il periodo delle feste si apre con la vigilia dell'Immacolata, il 7 dicembre. È il giorno in cui si preparano per la prima volta le crispelle, frittelle di pasta lievitata che accompagneranno tutto il periodo natalizio fino all'Epifania. L'impasto base è semplicissimo, farina, acqua, sale e lievito di birra, ma ogni zona ha la sua ricetta e soprattutto il suo nome. Nel Catanzarese si chiamano cudduredde o grispelle, nel Crotonese crispedde, nel Vibonese cururìcchi o zeppole, nel Reggino zippuli, nel Cosentino cuddrurìaddri. In alcune zone, come nel Cosentino, all'impasto si aggiungono le patate lesse, che le rendono morbide e gonfie; altre versioni, le vecchiareddre, nascondono all'interno un filetto di alice. Si mangiano salate oppure passate nello zucchero, e raramente ne avanza qualcuna.
La notte della vigilia e le focare
Una delle tradizioni più suggestive del Natale calabrese è quella delle focare, i grandi falò accesi nelle piazze. La notte del 24 dicembre, in diversi paesi, davanti alla chiesa madre si accende una pira di legna che resta accesa fino all'alba, come segno di purificazione e di luce che vince il buio. Il rito ha origini antichissime, legate ai fuochi del solstizio d'inverno, ed è stato poi riletto in chiave cristiana: secondo una credenza popolare, alla fiamma del falò la Madonna sarebbe venuta ad asciugare i panni del Bambino e a scaldarlo dopo la nascita nella grotta fredda.
Anche il nome cambia con la geografia: nel Cosentino si parla di carcare, nel Reggino ionico di luminare, nel Catanzarese di fhocare. Tra i paesi dove la tradizione è ancora viva vengono citati Scigliano, nella valle del Savuto, Bocchigliero, dove il fuoco si accende anche per l'Immacolata, e, in provincia di Catanzaro, Petronà e Marcedusa, piccolo centro di origine arbëreshë. Attorno al fuoco ci si scalda, si raccontano storie, si arrostisce la salsiccia, si bevono il vino nuovo e le castagne calde, aspettando la messa di mezzanotte.
Le tredici portate e i dolci delle feste
La cena della vigilia segue in molte case una regola precisa: tredici portate, in ricordo di Gesù e dei dodici apostoli, anche se in alcuni paesi le portate sono nove. Niente carne: la tavola è fatta di verdure, legumi e pesce. Non mancano quasi mai gli spaghetti ammuddicati, conditi con mollica di pane tostata e alici, il baccalà preparato in vari modi, i broccoli e, naturalmente, le crispelle salate.
Poi arrivano i dolci, e qui la Calabria dà il meglio di sé:
- i turdilli, piccoli dolci di pasta fritti e ricoperti di miele;
- la pitta 'mpigliata, una pasta arrotolata e farcita di frutta secca e spezie, simbolo di abbondanza;
- i mostaccioli, tra i biscotti più tipici delle feste;
- le susumelle e i fichi secchi ripieni e ricoperti di cioccolato.
Novene, zampogne e presepi
Nei nove giorni che precedono il Natale, in diversi paesi è ancora possibile sentire gli zampognari che suonano la novena di casa in casa, accompagnati dalle pipite, piccoli flauti. Un'altra usanza legata alle feste è la strina, con i suoi canti augurali. E poi ci sono i presepi: nelle chiese, nelle case e sempre più spesso nelle piazze, come quello allestito a Badolato con le figure della Sacra Famiglia sotto una capanna di tronchi. In alcuni paesi si allestiscono anche presepi viventi nei centri storici.
Le date di focare, presepi viventi e concerti di zampogne non sono fisse e dipendono dalle comunità locali: per sapere cosa succede durante le feste in corso, il riferimento giusto sono i Comuni, le parrocchie e le Pro Loco dei paesi che volete visitare.
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Dormire vicino alle feste
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