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Monumenti

Il Castello normanno-svevo di Nicastro, sentinella sulla piana.

Torri, bastioni e mura su un colle che guarda il golfo: un luogo dove si intrecciano la storia di Federico II e quella di suo figlio Enrico.

Mezza giornata Fortezza medievale
Le rovine in pietra del Castello Normanno-Svevo di Nicastro sulla collina, sopra le case del quartiere
Castello Normanno-svevo Di Nicastro.

Imponente fortificazione medievale di origine normanna che domina il quartiere storico di San Teodoro a Lamezia Terme. Qui fu imprigionato Enrico VII, figlio di Federico II, e dalle sue rovine si gode un ampio panorama sulla piana.

Una fortezza sul colle di San Teodoro

Il Castello normanno-svevo di Nicastro è un'imponente fortificazione medievale che sorge sul colle di San Teodoro, il quartiere più antico di Nicastro, oggi parte della città di Lamezia Terme. La sua posizione non è casuale: da lassù si controllavano la piana sottostante e il golfo di Sant'Eufemia.

La tradizione lo vuole di origine normanna, nell'XI secolo, anche se alcune fonti ipotizzano un primo nucleo bizantino già intorno al IX secolo. Ai piedi del colle, nel corso dei secoli, è cresciuto il rione di San Teodoro, con le sue case strette l'una all'altra e le stradine in salita.

Federico II e la prigionia di Enrico VII

In età sveva l'imperatore Federico II ampliò la fortezza, aggiungendo all'interno caserme e prigioni e dotandola di un mastio pentagonale e di nuove mura difensive. Il castello assunse così un grande valore strategico per il controllo di questo tratto di Calabria.

Proprio qui si consumò una delle vicende più drammatiche della dinastia sveva. Enrico VII, figlio di Federico II, che si era ribellato al padre, fu rinchiuso nel castello di Nicastro per circa due anni a partire dal 1240. Morì nel 1242: secondo una versione si tolse la vita, secondo altre fonti, più recenti, morì per una malattia contratta durante la prigionia. Il prigioniero era affidato alla custodia del castellano Martino d'Ippolito, di una famiglia originaria di Mantova; la sua fine colpì i contemporanei, perché aveva appena 31 anni.

È una storia che ancora oggi dà al luogo un'atmosfera particolare: camminando tra le mura è facile immaginare il giovane re, figlio dell'imperatore, a guardare la piana da queste alture.

Le rovine e il panorama sulla piana

Il terremoto del 1638 danneggiò gravemente la fortezza, giunta fino a noi allo stato di rudere. Se ne leggono però ancora la forza e l'impianto: si riconoscono quattro torri cilindriche, i bastioni e le mura. Il complesso è di proprietà del Comune di Lamezia Terme. Anche da rudere, il castello conserva intatto il suo fascino di sentinella sulla piana.

Dalle sue rovine si gode un ampio panorama sulla piana lametina, che si apre verso il mare e il golfo di Sant'Eufemia. Una passeggiata nel quartiere di San Teodoro, salendo verso il castello, è il modo più bello per scoprire il cuore antico della città e per capire perché proprio qui si scelse di costruire una fortezza.

Il rione di San Teodoro, sviluppatosi proprio attorno al castello, è il nucleo da cui è nata Nicastro: tra le sue case si respira ancora l'atmosfera di un borgo medievale, con slarghi raccolti e scorci improvvisi sulla piana.

Consigli pratici

  • Il castello è un rudere: l'accesso all'area può variare, informatevi prima sui canali del Comune di Lamezia Terme.
  • Indossate scarpe comode: le vie di San Teodoro sono in salita.
  • Salite nel tardo pomeriggio per godervi la luce morbida sulla piana e sul golfo.
  • Abbinate la visita a una passeggiata nel centro storico di Nicastro e alla cattedrale.
  • Per eventuali visite guidate e aperture straordinarie verificate orari e biglietti sul sito ufficiale.